Dizionario Geografico Fisico
della Toscana
di Emanuele Repetti

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[scheda completa]


Numero Scheda:46550 / 3764
Denominazione:S. Godenzo
Toponimo IGM:S. Godenzo
volume - pagine:v. 5; 6S, p. 61 - 66; 222
comune - provincia:SAN GODENZO - FI


SAN GODENZO (S. Gaudentius) in Val di Sieve. - Villaggio, già Castello con chiesa prioria, già abbaziale (S. Gaudenzio) nel piviere di Bavello, capoluogo di Comunità, nella Giurisdizione e circa 6 miglia a grecale di Dicomano Diocesi di Fiesole, Compartimento di Firenze.
Risiede in poggio nel fianco meridionale dell'Appennino che porta il vocabolo di Alpe di S. Godenzo sulla ripa destra del torrente omonimo, denominato più sotto Dicomano, a cavaliere della nuova strada regia Forlivese che sale quella montagna per entrare nella Valle del Montone in Romagna, fra il grado 29° 17' longitudine e il grado 43° 55' 3" latitudine, 16 miglia a grecale del Pontassieve, 26 da Firenze nella stessa direzione, 15 miglia toscane a levante del Borgo S. Lorenzo, e circa 11 miglia. a ostro libeccio di S. Benedetto in Alpe varcando l'Appennino.
Deve questo villaggio se non l'origine, di certo il nome ad una badia di Benedettini sotto l'invocazione di S. Gaudenzio monaco, le cui reliquie furono collocate in cotesta chiesa da Jacopo Bavaro vescovo di Fiesole e fondatore della stessi badia nel mese di febbrajo dell'anno 1029.
Non dico fondatore della chiesa, poiché nel breve spedito lì 25 febbrajo del 1028 Indiz. XI (1029 a stile comune) si legge: che questa chiesa fino allora era stata plebana: plebs fuit usque nunc. - Infatti cotesta abazia da tempo assai vetusto gode del privilegio del battistero. - Essendo essa di pertinenza della mensa vescovile, Jacopo Bavaro, previo il consenso del clero e del popolo fiesolano, con quell' atto donò la chiesa di S. Gaudenzio compresi tutti i suoi beni, cui ne aggiunse altri del suo vescovado, ai monaci Cassinensi. - (UGHELLI, Italia sacr. in Episc. Fesul.)
Però da una bolla del 25 luglio 1070 diretta da Trasmondo vescovo di Fiesole a Guido abate di S. Gaudenzio ed ai suoi monaci si rileva che a cotesta badia fu aumentata la dote con la terra di S. Detole ed una vigna posta nel monte di S. Gaudenzio. Dalla quale apparisce che la stessa badia era stata restaurata a sua esortazione ed abbellita, quindi dal vescovo medesimo consacrata.
Cotesta chiesa intatti conserva la struttura architettonica del secolo XI, è a tre navate ad archi di sesto intero con la confessione, sicché presenta a forma di una basilica di quel secolo sullo stile della cattedrale di Fissole e della chiesa di S. Miniato al Monte, comecché quest'ultima preceda le due altre.
Sennonché il giuspadronato della chiesa abbaziale di S. Gaudenzio ad onta del breve di Trasmondo del 1070 tornò alla mensa vescovile di Fiesole confermata da due bolle pontifìcie di Pasquale II (anni 1103 e 1107) e d'Innocenzio II (nel 1134), da Celestino II (nel 1143) e da Anastasio IV (nel 1153).
Rispetto alla storia politica il castello e distretto di San Godenzo pervenne in dominio de' conti Guidi di Modigliana, e specialmente al ramo de' conti di Porciano, ai quali tutta la montagna di San Godenzo fu confermata dall'Imperatore Arrigo VI con diploma del 25 maggio 1191, fino a che l' Imperatore Federigo II, nell'aprile del 1247, assegnò ai fratelli Guido e Simone, conti di Battifolle, la metà del monastero stesso di S. Gaudenzio con le sue pertinenze, quando già lo stesso imperante con altro privilegio del 29 novembre 1220 aveva concesso ai 5 figli del C. Guido Guerra la badia con tutta la montagna di San Godenzo.
Alla metà del secolo medesimo il castello di San Godenzo insieme a quello di S. Bavello ed altre ville della montagna omonima erano toccati di parte al ramo de' CC. Guidi di Porciano, uno dei quali fu quel C. Guido di Porciano figlio del C. Tegrimo o Teudegrimo che nel 1256, stando nel borgo di San Godenzo a pie dell'Alpi stabilì la dote alla sua figlia Margherita che fu sposa a Bomiazio di Pagano degli Ubaldini da Susinana. Al qual contratto di Sposalizio servirono da testimoni il conte Guido Novello da Battifolle, il conte Guido del fu C. Aghinolfo di Romena, il conte Ruggiero di Marcovaldo de' conti di Dovadola, e varii altri. - (P. ILDEFONSO, Delizie degli eruditi toscani. T. VIII.)
Figlio del suddetto conte Guido fu quel conte Tancredi che nel 14 sett. del 1306 fece rogare nella chiesa della badia di San Godenzo il contratto di compra di alcuni beni, venduti dal conte Aghinolfo di Romena suo cugino. Ed era quello stesso conte che nel 1308 dal Comune di Firenze fu condannato come Ghibellino col di lui fratello C. Bandino; quello medesimo che insieme con altri fratelli e consorti nel 1312 condusse a San Godenzo ed in questo castello accolse gli ambasciatori Niccola vescovo di Botronto e Pandolfo Savelli spediti da Arrigo VII in Toscana, e non ricevuti dai Fiorentini. Finalmente era quello stesso C. Tancredi che nel 1313 faceva la sua corte all' Imperatore Arrigo VII di Lussemburgo nel campo del Poggio Imperiale sopra Poggibonsi. - Vedere PORCIANO.
Ma San Godenzo e la sua chiesa al principio del secolo XIV aveva servito di punto di riunione ad alcuni capi Ghibellini fuorusciti di Firenze. l' Arch. Gener. Fior. conserva il contratto originale di ser Giovanni di Buto d'Ampinana rogato nel coro dell'Abazia di San Godenzo a pie dell'Alpi, col quale mess. Torrigiano, Cerbone e Vieri tutti di casa Cerchi, mess. Guglielmo de' Ricasoli, mess. Neri e Benino Grosso pure de 'Ricasoli, Bettino e Nuccio di mess. Accerito, mess. Andrea de' Gherardini, Branca e Chele de' Scolari, Dante Alighieri, Mino di Radda, Bertino de Pazzi, Taddeo e Angelino degli libertini ivi congregati promisero ai signori di casa Ubaldini, e specialmente al nobil uomo Ugolino di Felicione per se e per i suoi figli sotto pena di mille marche di argento di rifar loro le spese ed interessi, per riparare ai danni che il prenominato Ugolino, o i di lui consorti fossero per ricevere o avessero ricevuto tanto in beni temporali come in benefìzj ecclesiastici all'occasione della guerra fatta o da farsi per il castel di Monte Accianico per qualche altra fortezza, come pure ai fedeli degli Ubaldini.
Le date cronache di questo documento prezioso essendo in quella carta consumo si opinò che quella congrega accadesse nel 1302, innanzi la sentenza pronunziata contro l' Alighieri (10 marzo 1302 stile fiorentino ossia 1303 stile comune) subito dopo che nell'estate del 1302, alcuni della famiglia dei Cerchi con altri capi Ghibellini si diressero armati (forse da San Godenzo) verso Prato Magno per scendere nel Val d'Arno di sopra contro Gangherato che assalirono e saccheggiarono. Per la qual cosa il potestà di Firenze con sentenza del 21 luglio 1302 condannò a morte, ma in contumacia, dodici di casa Cerchi, varj dei Guidalolti, gli Ubertini di Gaville, i Pazzi di Vald'Aro, e U"olino degli Ubaldini; mentre Andrea de' Gherardini e l'intiera famiglia de' Cerchi vennero poco dopo nel mese di marzo dell' anno 1303 banditi con Dante Alighieri (stile comune). - Vedere l'Articolo GANGHERETO E GAVILLE.
Ma nel 1342 sotto il duca d'Atene signor di Firenze ai 27 dicembre fu conclusa pace col C. Guido Alberto signor di Porciano, di S. Bavello e di San Godenzo, il quale due anni dopo per contratto rogato lì 23 giugno 1344 nella chiesa di San Godenzo, vendé alla Repubblica Fiorentina il Castello di San Godenzo con quello di S. Bavello e loro distretti ivi designati. - Vedere BABILA (S.), e la Descrizione del Mugello del BROGGHI, pag. 270 e segg.
D'allora in poi cotesti due popoli furono riuniti al contado fiorentino, dal cui governo nel 1352 vennero essi ricompensati per avere bravamente difeso il passo di quell'Alpe dalle forze dell'arcivescovo di Milano unite a quelle de' suoi aderenti, gli Ubaldini del Mugello e del Podere, coll'esentare per tre anni i popoli predetti da ogni gravezza. - (AMMIR. Stor. fior. Lib. X. )
Finalmente nel 1359 i conti Piero e Tancredi figli del prenominato C. Guido Alberto di Porciano furono ammessi allo stipendio militare dal Comune di Firenze, e ciò dopo che nel 31 agosto del 1356 la Signoria ebbe acquistato per fiorini 2650 dal C. Guido Domestico figlio del C. Tegrimo di Porciano i castelli e ville del Castagno, di Monte dell'Onda e di Sirignano situati nel piviere di S. Bavello, che riunì alla Comunità di San Godenzo.
Rispetto poi alla badia di San Godenzo, dopo soppressa fu assegnata in commenda, quindi insieme con i suoi beni ammensata ai PP. Serviti di Firenze, mediante una bolla del Pontefice Sisto IV data lì 23 maggio 1482, coll'assegnare una pensione di 50 fiorini al prete commendatario; la qual chiesa abbaziale si mantenne sotto il padronato de' PP. Serviti fino all'anno 1808.
Era manuale di questa badia l' altra di S. Bartolommeo al Buonsollazzo confermatagli insieme con la chiesa di S. Detole dal Pontefice Onorio III autore di due bolle a ciò relative, in data del 12 settembre 1210 e del 9 maggio 1225. - (ARCH. DIPL. FIOR, Carte del Conv. della SS. Annunciata di Fir.) Nel castello stesso esisteva uno spedaletto sotto il titolo di S. Michele sottoposto al magistrato del Bigallo di Firenze (ora compagnia poco fuori del Villaggio) restato in attività anche nel secolo XVIII, perché designato ai pellegrini che facevano la strada del Montone per venire da Castro Caro a Firenze e rammentato nel regolamento fatto a tale uopo nel 18 novembre del 1751 dalla reggenza del Granduca Francesco II.
La parrocchia di San Godenzo abbraccia le ville in Spaliena e di Affrico- Nacque nella villa di Spaliena presso San Godenzo il Pad. Ruffino cappuccino, cappellano e maestro di musica nella Basilica di S. Lorenzo di Firenze innanzi che si ritirasse fra i cappuccini, pentito di aver egli dato occasione a suo padre già molto vecchio di gettarsi disperatamente in Arno per aver il figlio negato di riconoscerlo per genitore e fatto cacciare dal suo cospetto.

MOVIMENTO della Popolazione della PARROCCHIA DI SAN GODENZO a quattro epoche diverse, divisa per famiglie.

ANNO 1551: Impuberi maschi -; femmine -; adulti maschi -, femmine -; coniugati dei due sessi -; ecclesiastici dei due sessi -; numero delle famiglie 112; totale della popolazione 486.
ANNO 1745: Impuberi maschi 79; femmine 88; adulti maschi 96, femmine 154; coniugati dei due sessi 216; ecclesiastici dei due sessi 5; numero delle famiglie 116; totale della popolazione 638.
ANNO 1833: Impuberi maschi 145; femmine 147; adulti maschi 105, femmine 98; coniugati dei due sessi 316; ecclesiastici dei due sessi 3; numero delle famiglie 136; totale della popolazione 814.
ANNO 1840: Impuberi maschi 148; femmine 146; adulti maschi 109, femmine 113; coniugati dei due sessi 324; ecclesiastici dei due sessi 3; numero delle famiglie 138; totale della popolazione 843.

Comunità di San Godenzo. - Il territorio di questa Comunità occupa una superficie di 29029 quadrati dei quali 526 spettano a corsi d'acque ed a pubbliche strade. Costà nel 1833 abitavano familiarmente 2704 persone, equivalenti a circa 77 individui per ogni miglio toscano quadrato di suolo imponibile.
Confina con sette Comunità, tre delle quali transappennine, due del Val d'Arno casentinese, e le altre della Val di Sieve. - Il territorio spettante alla Comunità di San Godenzo occupa non solo il fianco occidentale della Falterona, ma ancora una porzione della schiena del monte medesimo e di quello dell'Alpe di S. Benedetto, acquapendente il primo nel Bidente e nel Rabbi, ed il secondo nel Montone in Romagna.
Fronteggia dirimpetto a grecale con il territorio transappennino della Comunità di Premilcore, a partire dal dorso della Falterona sopra le sorgenti del fosso omonimo sino alla sommità detta Sodo de' Conti, donde si dirige a settentrione passando per il poggio Martino lungo il crine del Pian de' Fontanelli, e di là sul Monti Corsojo, nella cui faccia orientale nascono le prime sorgenti del Bidente del Corniolo, mentre quelle dell' opposta pendice vanno a scaricarsi nella Sieve. Di là i due territorii comunitativi attraversando il Campo detto di Guerra giungono sopra le scaturigini del fosso di Acquasalsa influente nel Rabbi per passare sulla schiena dell'Alpe di S. Benedetto e quindi arrivare sul poggio di Forfagliato, dove sul torrente di Troncalosso cessa la Comunità di Premilcore. Ivi sottentra quella di Portico, con la quale la nostra prosegue nella direzione di maestrale mediante il torrente di Troncalosso che poi attraversa per entrare nei fosso detto di S. Benedetto che costà prende il nome di Montone e taglia la strada regia Forlivese sotto l' Osteria nuova. Quindi per il rio de' Faggi sale sul monte della Penna, donde per le prata dell' Adriasso sale alla Caduta dell' Acquacheta di Dante, il cui fosso rimonta verso settentrione maestrale per correre contr'acqua di là dal giogo dì S. Maria dell' Eremo fino a che al fosso de' Romiti cessa il territorio della Comunità di Portico, e viene a confine dirimpetto a grecale settentrione quello della terza Comunità transappenninica di Marradi. - Con questa l'altra di San Godenzo continua a rimontare il fosso de' Romiti sul poggio di Briganzone finché alla sommità del giogo di Belforte incontra sulle sorgenti del fosso dell' Alberaccio il territorio della prima Comunità cisappennica di Dicomano. Con questa la nostra voltando faccia da settentrione a ponente scende nella Val di Sieve da primo mediante il fosso dell'Alberaccio, poi per termini artificiali trapassando i contrafforti di quell'Appennino per entrare nel fosso della Mergolla, mercé del quale i due territorj camminano di conserva per circa un miglio toscano e mezzo; quindi voltando la fronte a settentrione si dirigono sul torrente Corella che poscia attraversano mezzo miglio sopra la sua confluenza nel torrente Dicomano, al di là del quale ripiegando la fronte a ponente e quindi a libeccio tagliano la strada regia Forlivese e trapassano il torrente Dicomano sotto la confluenza del Corella. Da cotesto punto le due Comunità si avviano verso levante scirocco sopra i poggi che fiancheggiano a ostro la vallecola del torrente Godenzo, finché dopo tre miglia di cammino sui poggi medesimi sottentra dirimpetto a ostro la Comunità di Londa. Con quest'ultima l'altra di San Godenzo sale il fianco occidentale del monte di Falterona fino alla sua sommità. Costassù viene a confine il territorio della Comunità casentinese di Stia, e dopo due terzi di miglio toscano quello dell' altra di Pratovecchio, con le quali la nostra dirimpetto a ostro arriva al Sodo de' Conti, dove dopo mezzo miglio toscano di cammino lungo la strada pedonale ritrova dal lato di levante sopra le sorgenti del fosso Falterona la Comunità di Premilcore.
Il monte più elevato di cotesto territorio mi sembra quello del Sodo de' Conti che è poche braccia inferiore alla prossima cima della Falterona, la cui altezza calcolata dal P. Inghirami fu trovata di braccia 2825,4 sopra il livello del mare Mediterraneo.
L'altra montuosità è quella che serve di varco fra la montagna di S. Godenzo e l'Alpe di S. Benedetto denominata le Prata, per dove passa la nuova strada regia Forlivese. - Essa è braccia 1674,5 sopra il mare. Fra i maggiori corsi d'acqua che attrversano o che lambiscono i confini del territorio comunitativo di San Godenzo, si contano, dalla parte transappnnina le fiumane superiori del Rabbi e del Montone; innanzi ancora che quest' ultima acquisti col nome, cioè, un buon miglio toscano sopra alla confluenza del torrente il quale

Rimbomba là sopra San Benedetto
Che si chiama Acquacheta suso, avante
Che si divalli giù nel basso tetto.

Dalla parte poi cisappennina il maggiore corso d'acqua consiste nel torrente di S. Godenzo, il quale attraversa per lungo tragitto il territorio di questa Comunità scendendo dalla schiena della Falterona volta a maestrale finché il torrente stesso giunto al confine della stessa Comunità cambia il suo nome con quello vicino del territorio comunitativo di Dicomano.
Fra le strade rotabili non si conta in questa comunità che la regia Forlivese, la quale, a partire dall'albergo del Carbonile, per dolce inclinazione nel 1836 fu tracciata sul fianco meridionale dell'Alpe di San Godenzo. Rispetto alla struttura geognostica, già dissi all'Articolo FALTERONA, appartenere quel terreno nella massima parte alle rocce stratiformi secondarie di grès antico (macigno) di argilla schistosa (bisciajo) e di calcarea appenninica (alberese e pietra colombin) ed aggiunsi che dote abbonda l'argilla schistosa, talvolta pregna di ferro e di manganese ossidati, ivi accadono con più frequenza i casi di smotto di terreno, siccome avvennero quelli del maggio 1335, del mese medesimo negli anni 1441, e 1827 sul fianco occidentale della Falterona compreso nella Comunità di San Godenzo.
Fra i prodotti principali di suolo questa Comunità abbonda di boschi di faggi, di selve di castagni e di praterie naturali. Dai primi ritrae molto carbone che recasi a Firenze, dalle seconde molte castagne che forniscono nella pulenta il pane giornaliero alla maggior parte di quegli abitanti, mentre le praterie naturali somministrano alimento a mandre di pecore, le quali producono molti agnelli, lana, cacio ec. Anche gli animali neri formano per coteste contrada un ramo d'industria agraria cui vanno innanzi i cereali. Alquanto più scarse, sebbene non manchino in alcune pendici, sono le vigne che forniscono un liquore un poco acerbo alle famiglie più facoltose. Le piante fruttifere meno copiose sono quelle degli olivi, sebbene anch'esse fruttino con parsimonia ne' valloni difesi dai venti settentrionali e nelle colline inferiori al capoluogo.
Non vi sono mercati settimanali, e sole due piccole fiere cadono dentro l'anno, nel 25 luglio e nel 28 novembre, oltre una destinata al bestiame vaccino che si tiene ai Prati nella sommità dell'Alpe di San Godenzo, la quale ha luogo nell' ultimo lunedì di agosto. Cotesta fiera annuale ritornò in vigore dopo che il Granduca Leopoldo I con motuproprio del 6 settembre 1769 permise che fosse rimessa in uso l'antica fiera dei bestiami nel solito posto detto i Pianottoli, ossia nei Pratoni della Badia di S. Gaudenzio sul giogo dì quell' Alpe. Il qual motuproprio fu contemporaneo a quello relativo alla conservazione e riproduzione delle macchie di faggio nel crine e dentro il miglio dalla sommità del nostro Appennino.

QUADRO della Popolazione della COMUNITA' DI SAN GODENZO a quattro epoche diverse.

- nome del luogo: Casale, titolo della chiesa: S. Niccolò (Rettoria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 117, abitanti anno 1745 n° 181, abitanti anno 1833 n° 156, abitanti anno 1840 n° 170
- nome del luogo: Castagno, titolo della chiesa: S. Martino (Prioria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 409, abitanti anno 1745 n° 504, abitanti anno 1833 n° 488, abitanti anno 1840 n° 551
- nome del luogo: Eremo, titolo della chiesa: S. Maria (Rettoria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° -, abitanti anno 1745 n° 155, abitanti anno 1833 n° 319, abitanti anno 1840 n° 366
- nome del luogo: Ficciana, titolo della chiesa: S. Maria (Rettoria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 93, abitanti anno 1745 n° 105, abitanti anno 1833 n° 114, abitanti anno 1840 n° 117
- nome del luogo: Petrognano, titolo della chiesa: S. Giorgio (Rettoria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 347, abitanti anno 1745 n° 266, abitanti anno 1833 n° 342, abitanti anno 1840 n° 355
- nome del luogo: San Bavello, titolo della chiesa: S. Babila (Pieve), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 462, abitanti anno 1745 n° 400, abitanti anno 1833 n° 471, abitanti anno 1840 n° 502
- nome del luogo: SAN GODENZO, titolo della chiesa: S. Gaudenzio (Prioria), diocesi cui appartiene: Fiesole, abitanti anno 1551 n° 486, abitanti anno 1745 n° 638, abitanti anno 1833 n° 814, abitanti anno 1840 n° 843

- Totale abitanti anno 1551: n° 1914
- Totale abitanti anno 1745: n° 2249
- Totale abitanti anno 1833: n° 2704
- Totale abitanti anno 1840: n° 2904

SAN GODENZO, o S. GAUDENZIO nella Val di Sieve. - Si aggiunga infine. - La comunità di San Godenzo nel 1833 contava 2704 Abitanti e nel 1845 ne aveva 3215, come appresso:

Casale, Abitanti N.° 197
Castagno, Abitanti N.° 601
Eremo, Abitanti N.° 376
Ficciana, Abitanti N.° 116
Petrognano, Abitanti N.° 377
San Bavello, Abitanti N.° 531
San Godenzo, Abitanti N.° 1017
TOTALE Abitanti N.° 3215