Dizionario Geografico Fisico
della Toscana
di Emanuele Repetti

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Numero Scheda:20880 / 1856
Denominazione:Fagna - Colle di Monte Fenario, di Monte Frenario
Toponimo IGM:Fagna
volume - pagine:v. 2; 3, p. 85 - 87; 387
comune - provincia:SCARPERIA - FI


MONTE FENARIO o FRENARIO (COLLE DI) nel Mugello. - Cotesto colle che diede il vocabolo a un'antica pieve, S. Maria de Colle Montis Fenarii, ho dubitato che corrispondesse al poggio su cui risiede la prioria di S. Maria a Frena; ma siccome questa non è stata mai battesimale, propendo invece a preferire la collina, sulla quale trovasi l'antichissima pieve di S. Maria a Fagna. - Mosse in me tali dubbiezze un istrumento del luglio 1086 citato all'Articolo GHEZZANO, col quale il superiore di Camaldoli, stando presso la chiesa di S. Pietro a Luco, alla presenza del pievano di S. Giovanni Maggiore, del rettore di S. Stefano a Grezzano, o Ghezzano, di Pietro abate della badia di Moscheto, del rettore di S. Maria a Riofredo e di molti altri, concedè ad Alberto pievano di S. Maria del Colle di Monte Fenario la metà di una corte posta in luogo detto Latera con tutto quello che Guinildo figlio di Barruccio ed i suoi consorti tenevano ad enfiteusi dall'Eremo di Camaldoli. - Vedere FRENA

FAGNA (Fania, Fannia) nella Val di Sieve. Casale con antica pieve (S. Maria) nella Comunità Giurisdizione e circa un miglio toscano a ostro-libeccio di Scarperia, Diocesi e Compartimento di Firenze.
Questa vetusta chiesa a tre corpi, risiede sopra un'umile e vaga collina alla sinistra del torrente Levisone, un miglio toscano innanzi che esso sbocchi nel fiume Sieve, e assai d'appresso all'antica strada maestra, che di là s'innoltra per il giogo di Scarperia.
Trovasi a 472 braccia sopra il livello del Mediterraneo; presa l'altezza dalla cima del suo campanile.
L'etimologia più plausibile del nome di Fagna sembra quella derivata dagli alberi delle Farnie (Quercus pedunculata Linn.), genere di alberi assai comune nel Mugello, mentre molte annose querce, ad onta della smisurata distruzione dei boschi, adornano e fiancheggiano molte delle pubbliche vie di cotesta fertile, deliziosa e pittorica contrada.
La pieve di Fagna è nominata, sino dal 16 giugno 1018, in una donazione fatta da un Rolando notaro figlio del fu Palmeri a Berta sua moglie della terza parte dei suoi possessi situati nel suburbio di Firenze e nei confini del Mugello, fra i quali si specificano alcune sostanze poste a Ferrone nel piviere di S. Maria a Fagna.
La stessa pieve di Fagna, e forse gli autori degli Ubaldini, si trovano rammentati in alcune membrane del secolo XI, fra quelle provenienti dal monastero delle Camaldolensi di S. Pietro a Luco. Con una di esse, data in Fontebuona nel febbrajo dell'anno 1085, il conte Gottizio (Gottifredo) figlio che fu di altro C. Gottizio o Gottidio insieme con la sua consorte C. Cunizza del fu C. Alberto, confessando entrambi di vivere a legge longobarda, alienarono al conte Taido figlio del fu conte Pagano la loro porzione dei castelli di Luco e di Cantamerulo con tutti i beni che quei coniugi possedevano nei pivieri di S. Giovanni Maggiore, di S. Maria a Fagna, e di S. Felicita a Faltona. Né meno importante apparisce per la storia e per la geografia altro istrumento, nel mese stesso di febbrajo e anno 1085, scritto egualmente nel luogo di Fontebuona, mercé cui i coniugi medesimi rinunziarono a favore dello stesso C. Taido, tutte le ragioni e giurispadronati che essi avevano nei contadi fiorentino, fiesolano, aretino e senese, al pari che in tutta la Marca Toscana, riservandosi i possessi e le corti di Firenze, di Campi, di Decimo, di Corella, come anche la corte e castello di Luco, quella di Cantamerulo in Val di Sieve, e quella di Macerata in Val di Pesa, mentre alienavano al C. Taido quanto quei coniugati possedevano nel castello e villa di Monte Rinaldi con la chiesa ivi edificata di S. Martino, nel castello e corte di Grignano con la chiese de'SS Lorenzo e Niccolò, nel castello e corte di Ricavo con la chiesa di S. Stefano, e nel castello e corte di Camprato con la chiesa di S. Michele, luoghi tutti situati nel Chianti; siccome gli stessi coniugi rinunziarono al C. Taido la corte e castello di Rio fredo con la chiesa di S. Maria; la corte e castello di Rio cornacchiajo presso la pieve omonima; la corte di Castro, e la corte di Frena nell'Alpe del Mugello; per le quali vendite e rinunzie ricevevano dal compratore prescelto il prezzo di lire 200 lucchesi. (ANNAL. CAMALD.).
Ho già ricordato nell'articolo CHIANTI (S. MARIA NOVELLA in) che, sino dall'anno 1043, un conte Landolfo figlio del conte Gottizio, e probabilmente fratello del C. Gottizio soprannominato, allorché contrasse matrimonio con Aldina figlia di Adoaldo, stando in Piancaldoli, donò sposa a titolo di morgincap la quarta parte di tutti i suoi beni e giuspadronati: fra i quali eranvi molte possessioni di quelle alienate dal conte Gottizio e dalla contessa Cunizza al conte Taido. A questo stesso conte della consorteria dei signori del Mugello arroge pure un altro istrumento di donazione a favore del monastero medesimo di Luco, rogato li 20 dicembre dell'anno 995. (loc. cit.).
A quei nobili Mugellani eziandio appartenevano due fratelli, Bernardo e Teuderigo, figli del fu conte Ugone, i quali con Gemma vedova del conte Ubaldo, allora moglie di Bernardo, nell'ottobre del 1102, stando nel castello di Monte Corboli in Val di Pesa, venderono per 300 lire lucchesi al monastero di S. Pietro a Luco la loro porzione della corte e castello di Luco con la chiesa di S. Lorenzo e quella di S. Niccolao (alla Rena); la corte e castello di Rio fredo con la sua chiesa; la corte e castello di Cantamerulo, quello di Rio cornacchiajo, e di molti altri luoghi compresi fra il corso del fiume Sieve e la montagna della Radicosa; ad eccezione dei servi e delle ancille che i donatori si riservavano nei paesi preaccennati. Le quali corti e castella si dichiarano poste nei pivieri di S. Maria di Fagna, di S. Giovanni maggiore, e in altri pievanati. (ANNAL. CAMALD.).
Se di tali magnati di contado era consorte la famiglia degli Ubaldini, ovvero quell'Albizzo di Rustico che, nel 1089, donava a Ranieri vescovo di Firenze ogni suo diritto e proprietà nel piviere di S. Maria a Fagna, non recherà maraviglia di sentire, che presso la pieve medesima, quasi nel centro, e sopra l'antica strada maestra che varca l'Appennino, fra il Santerno e la Sieve, che nella parte più bella del Mugello venisse poi edificata quella villa principesca, dove l'arcivescovo e cardinale legato Ottaviano Ubaldini accoglieva con magnificenza pari alla sua grandezza porporati, pontefici e teste coronate. Avvegnaché nel distrutto palazzo di S. Croce, presso la pieve di Fagna, furono inviati e da esso accolti in ospizio, nel 1252, il pontefice Innocenzo IV con tutta la sua corte; e, nel 1272, Carlo d'Angiò re di Sicilia, Baldovino re di Gerusalemme e il pontefice Gregorio X.
Della qual villa si accennano dal Brocchi le vestigie intorno alla chiesa, già parrocchia di S. Lorenzo a S. Croce, di cui conservarono il padronato gli Ubaldini, sino a che due fratelli, Ugolino e Ubaldino di Catelano Ubaldini da Monte Gagliano, con atto pubblico dei 20 marzo 1414, concessero i loro diritti sulla chiesa e beni di S. Lorenzo a S. Croce alle monache di S. Francesco di Firenze. Le quali recluse, mediante istrumento degli 11 dicembre 1710, cedettero le loro ragioni alla famiglia Guidacci di Scarperia. (BROCCHI. Descriz. del Mugello.)
Ma sino dal secolo XV, e forse anche prima, il giuspadronato della chiesa plebana di Fagna apparteneva all'illustre prosapia de'Machiavelli; siccome lo prova la prima fra le lettere familiari del famoso segretario fiorentino. Il quale, nel dì 2 dicembre 1497, a nome di tutta la casata dei Machiavelli scriveva a un prelato romano, affinché presso la corte papale non venisse permesso che la sua prosapia, antica signora della possessione di Fagna, restasse spogliata dei suoi legittimi diritti per rivestirne la famiglia dei Pazzi, la quale sembra che allora vi agognasse.
Infatti il giuspadronato della pieve di Fagna restò costantemente ai macchiavelli, di cui per femmine furono eredi i Marchesi Rangoni di Modena. Senonché a uno dei Machiavelli (Ristoro di Lorenzo di Niccolò) ribelle del Gran Duca Cosimo de'Medici, vennero confiscati i beni, in guisa che il sovrano subentrò ad ogni tre vacanze nel diritto di nomina a tutti i benefizj ecclesiastici di quella famiglia per l'eredità confiscata a Ristoro.
Peraltro verso il 1781 il padronato della ricca pieve di Fagna ritornò per intiero nella casa Rangoni-Machiavelli, dopo che il Gran Duca rinunziò alla sua voce con la sola condizione, che il pievano pro tempore dovesse dare scudi 200 alla cassa ecclesiastica per distribuirle alle cure povere.
Nel vestibolo di cotesta chiesa di Fagna ebbero tomba, o piuttosto cenotafio, il prenominato cardinale Ottaviano Ubaldini e il celebre giureconsulto Dino Mugellano nativo di questa pievanìa.
Il piviere di Fagna, all'epoca del catalogo delle chiese della diocesi fiorentina fatto nel 1299, noverava le seguenti otto chiese succursali; 1. S. Giovanni a Senni (prioria esistente); 2. S. Martino a Lago (annessa alla seguente); 3. S. Michele al Ferrone (raccomandata nel 1787 in parte al parroco di Signano, e in parte a quella di Scarperia); 4. S. Andrea a Cerliano (esistente); 5. S. Simone alla Rocca (unita nel 1550 alla precedente); 6. S Clemente a Signano (esistente); 7. S. Donato a Montecchio (annessa a Scarperia); 8. SS. Miniato e Lucia a Castagnolo (attualmente cappellania unita alla cura di Fagna).
Nel secolo XIV fu eretta in parrocchiale, e quindi in prepositura la chiesa de'SS. Jacopo e Filippo, già cura di S. Barnaba, nel castello di Scarperia; ed inoltre fu staccata dal piviere di S. Pietro a Sieve la cura di S. Bartolommeo a Petrone, per includerla nel pievanato di Fagna, cui tuttora appartiene. - Vedere SCARPERIA.
La cura della pieve di S. Maria a Fagna conta 457 abitanti.