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La viabilità potenziale tra Roselle e Sovana attraverso l’analisi di costo

7 novembre 2013

Introduzione

Tutti i fenomeni che ci circondano nascono e si sviluppano all’interno di una dimensione spazio-temporale. È necessario partire da questo principio per comprendere il valore profondo che l’analisi spaziale acquista nell’economia della ricerca archeologica, e perché un approccio geostatistico a tale disciplina conoscerà in futuro una crescente diffusione. In passato lo studio del mondo antico non ha tenuto conto della sua connotazione geografica (in altre parole, del “quadro” entro il quale questo mondo si è evoluto sino ai giorni nostri). Non si può comunque parlare di una disattenzione degli studiosi verso il tema geografico-spaziale: basti pensare al fatto che ogni storico di qualunque epoca, trattando un particolare argomento, lo ha sempre circoscritto all’interno di un contesto geografico (si può pensare, a titolo d’esempio, alle teorie antiche e moderne sull’ubicazione esatta della dodecapoli etrusca). Prima della diffusione dei calcolatori elettronici lo spazio, nella sua multiforme composizione – fiumi, laghi, pianure, colline, ciascuna delle quali con una certa pendenza, catene montuose – e vastità, ha sempre avuto un’accezione “statica”, ben lontana da un qualsiasi riferimento a quelle particolarità morfologiche che in ogni caso, e per l’intero arco cronologico della storia umana, hanno veicolato tutta una serie di scelte, insediative, commerciali, strategiche e culturali. Non ha senso studiare un fenomeno considerando solo e soltanto le sue caratteristiche quantitative. Se non conosciamo in che modo quella specifica quantità è distribuita nello spazio, lo spettro delle nostre conoscenze non sarà mai completo: la comprensione della distribuzione degli elementi, infatti, aiuta a individuare quali sono le funzioni e gli attributi di tale fenomeno. Poniamo il caso di una superficie boschiva, composta da un determinato numero di piante ed alberi dalle caratteristiche particolari. Ora, se sono in grado di determinare la localizzazione della vegetazione e la sua densità, potrò successivamente stabilire se quella superficie risulta più o meno soggetta a fenomeni di erosione, o quanto rapidamente un incendio potrebbe propagarsi all’interno del tessuto boschivo. Vien da sé, quindi, che un approccio distributivo alla conoscenza scientifica costituisce un significativo balzo in avanti nel raggiungimento della completezza di informazioni che è insito nelle finalità stesse della scienza. Gli anni ’60 hanno costituito una vera e propria esplosione rivoluzionaria sul fronte archeologico, grazie alla diffusione dei primi elaboratori elettronici, i quali hanno avuto il duplice merito di sostituire i calcoli “carta e penna” e di poter svolgere una certa quantità di operazioni in una porzione di tempo via via inferiore (con lo sviluppo di processori sempre più performanti). Se prima era impensabile studiare il territorio per via di quella vastità e complessità cui abbiamo già accennato, che avrebbe richiesto un eccessivo dispendio di tempo ed energie, per non parlare del rischio di condurre calcoli approssimativi, oggi le cose sono cambiate: i valori che possiamo ricavare da un approccio quantitativo al territorio (e a tutto ciò che vi sta “dentro”, come insediamenti e viabilità) sono basati su processi di misurazione assoluta e operazioni matematico-statistiche, quindi restituiscono un grado di precisione molto elevata. L’introduzione di sistemi informativi territoriali quali il GIS consente, inoltre, che due studiosi che abbiano adottato un sufficiente rigore metodologico – problema da non trascurare quello della scarsa “comunicabilità” degli archivi di dati, messo ampiamente in luce nell’ultimo decennio (D’Andrea et al. 2001) – giungano alle medesime conclusioni: uno scenario luminoso dunque, che apre prospettive impensabili fino a pochi anni fa, tra cui la possibilità di mettere a confronto le caratteristiche distributive delle maglie insediative, nonché le strategie che possono aver condotto le comunità umane a scelte condivise oppure diversificate, sulla base delle peculiarità del territorio, e via di seguito.

Ivan Bececco