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Il problema della residualità di età pre-medievale in strati del pieno medioevo.

25 settembre 2012

Uno strato datato al pieno medioevo sulla base di diversi indicatori (si veda il tutorial “come ottenere la calibrazione”) può contenere frammenti di ceramica molto più antichi dell’orizzonte cronologico in cui si è formato. Questi frammenti sono definiti “residuali” . La loro presenza può avere almeno due spiegazioni. La prima risiede in uno scavo non esemplare, ovvero nell’aver intaccato uno strato sottostante. La seconda invece è più complessa e risiede nel processo di formazione dello strato che abbiamo scavato. La ceramica più antica, infatti, era sicuramente presente all’interno di un sedimento che è stato sconvolto per prelevare il terreno necessario per formare il nostro strato. Quindi essa è assimilabile ad altri componenti come ciottoli di pietra o materiale organico. Ma se non è utile ai fini della datazione del nostro strato, essa tuttavia indica che nei pressi era presente una sedimentazione relativa al periodo in cui quella ceramica era prodotta e circolava, quindi è un indicatore in “giacitura secondaria”. È un’informazione preziosa soprattutto in contesti a continuità di vita dove il sedimento è stato sottoposto più volte ad operazioni di asportazione e accumulo. Vi è però almeno una terza spiegazione. Infatti, quando lo spessore dello strato è molto modesto, e si presenta come una superficie di calpestio, è probabile che ci troviamo di fronte ad uno strato a lunga frequentazione, cioè ad una superficie esposta per un certo lasso di tempo (un’area aperta o un campo non coltivato). Allora la ceramica può essere entrata a far parte della tessitura dello strato in modo progressivo e non per apporto da una precedente situazione in cui era in giacitura primaria. Talvolta accade che la quantità di ceramica “residuale” sia molto maggiore di quella in fase con la datazione dello strato, tanto da porre dubbi circa l’effettiva cronologia dello steso. Prendiamo un caso dove abbiamo anche una datazione assoluta al 14C (vedi anche il tutorial “La datazione al 14C”). L’esempio è relativo ad uno strato a lunga frequentazione rinvenuto nello scavo della chiesa di S. Pietro a Grosseto (US 12243). La datazione assoluta di un carbone ha fornito le seguenti informazioni:

US 12243
Superficie di frequentazione
PV/2 ( ca. 600-799 )
1303+52
68,2% probabilità, 660-730 ( 44,2% ), 740-780 ( 24% )
660-730

Dunque lo strato sarebbe databile fra seconda metà VII e primo terzo dell’VIII secolo. Questa datazione è pienamente compatibile con il resto della sequenza. Gli strati posteriori hanno infatti cronologie che ben si inquadrano fra VIII e IX secolo. In particolare la sequenza presenta, dopo l’US 12243, una capanna abitativa in legno, una prima chiesa in muratura, il suo ampliamento e infine una nuova chiesa più grande ottenuta rasando i muri di quella precedente. Il cantiere dell’ampliamento fornisce un’altra datazione assoluta compatibile con il contesto ceramico, dove la residualità è molto minore.

US 12009
Attività di cantiere
PV/3 (ca.875-999)
1205+68
Ricalibrati in sequenza con TAQ chiesa S. Pietro 1150 + 25, 68,2% probabilità, 710-750 ( 9,3% ), 760-900 ( 55,6% ), 920-940 ( 3,3% )
760-900 Abbiamo stabilito un TAQ (terminus ante quem) per questo campione al 1150, anno in cui la terza chiesa doveva già essere costruita. Questo ha permesso di restringere la variazione ad un periodo compreso fra la seconda metà dell’VIII e tutto il IX secolo.

La calibrazione della residualità ha fornito le seguenti informazioni:

Quindi lo strato ha completato la sua formazione entro la prima metà dell’VIII secolo. Ma al suo interno la quantità di ceramica di età classica è tale da far supporre una lunga frequentazione di questa zona del centro storico della città di Grosseto, una delle migliori sotto il profilo morfologico. Ma possiamo anche dire qualche cosa in più. Una calibrazione più fine suggerisce che ci siano più ceramiche databili fra V e VII secolo di quante ve ne siano per tutta l’età classica. Quindi possiamo dedurre che lo strato ha avuto una lunga frequentazione episodica che è diventata più assidua fra V e VII. In conclusione la calibrazione della residualità può fornire utili elementi per l’interpretazione dello strato, anche se non consente di rendere più precisa la sua datazione.