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Come ottenere la calibrazione della datazione di una US sulla base del contesto ceramico e della sequenza relativa.

25 settembre 2012

La cronologia relativa

Il primo passaggio è redigere i diagrammi stratigrafici per area di scavo. Questa prima sequenza non ci dice nulla sulla cronologia assoluta, ma ci dice, comunque che una certa US non può essere posteriore ad un’altra che nella sequenza è posta più in alto. Questo tipo di informazioni torna molto utile quando vogliamo passare da una cronologia relativa (prima o dopo un certo evento) a una cronologia assoluta (ad es.: prima metà del IX secolo). Infatti molte US sono semplici asportazioni di sedimento, pertanto non contengono elementi datanti precisi; altre, pur essendo positive, non forniscono ulteriori elementi. È il caso di lacerti di murature di cui non è possibile cogliere la tessitura. Ma anche il caso di uno strato di terra non sempre la quantità e lo stato di conservazione della ceramica in esso contenuta permette di giungere ad una datazione precisa. Nel caso la ceramica sia allo stato di frammenti tipologizzabili (cioè frammenti per i quali è possibile ricostruire il profilo della forma e quindi trovare confronti per la datazione nella letteratura), dobbiamo effettuare una schedatura sistematica al fine di collocare ogni frammento in un determinato arco cronologico. Tuttavia è bene partire nella schedatura dai nodi dell’albero stratigrafico, cioè da quegli strati che costituiscono momenti importanti nella sequenza, come ad esempio un abbandono, un vissuto, un innalzamento per rifunzionalizzare l’area. In ogni caso è bene partire dalle US che permettono una datazione sulla base del contesto ceramico con un ragionevole margine di approssimazione. Le altre troveranno una loro collocazione come interventi compresi fra due US ben databili. Altri nodi potranno trovare una datazione grazie ad altri indicatori, come la tessitura muraria, monete, epigrafi, materiale organico da sottoporre ad analisi al radiocarbonio (vedi tutorial “la datazione al radiocarbonio”). In tutti i casi è bene ricordare che raramente la datazione in archeologia è un terminus ad quem, mentre quasi sempre è ante o post quem.

La calibrazione della cronologia assoluta di una US

Una volta schedata tutta la ceramica possiamo redigere una tabella come quella che segue nella quale vengono collocati tutti i frammenti con relativa cronologia e percentuale. Possiamo lavorare a livello di singoli frammenti o, meglio, di forme minime o massime riconducibili ad un determinato tipo. Nel caso in esame abbiamo marcato in nero le forme che avevano una datazione sicura sulla base di confronti tipologici con altri contesti editi. Le forme in grigio invece presentano margini di oscillazione troppo ampi per essere utilizzate ai fini di una datazione. Solo poco più del 10% dei reperti fornisce una cronologia ristretta (colonne evidenziate in rosso). Ma se mettiamo insieme questi spezzoni di datazione giungiamo alla conclusione che questo strato è databile fra VIII e XIV secolo d.C. che ovviamente non è sufficiente. Quindi dobbiamo ipotizzare che vi sia una certa residualità. In questo caso ci aiuta la colonna evidenziata in verde, che costituisce il 28% del totale. Si tratta di prodotti che hanno una datazione compresa fra X e XII secolo. Se prendiamo questo arco di tre secoli come riferimento vediamo che è compatibile con la gran parte delle forme databili con maggior sicurezza. Le altre saranno residuali o infiltrate. Si tratta di un margine piuttosto ampio, ma possiamo sperare di restringerlo confrontando questa US con le altre della sequenza. Molte US, infatti, possono essere accorpate in attività, gruppi di attività (cioè azioni complesse costituite da tante azioni più semplici come ad esempio la costruzione di una capanna di legno, di un focolare) o essere funzionali alla costruzione di una struttura come un ambiente in muratura.